EVOLUZIONE DEL SETTORE BEAUTY
LA FOTOGRAFIA DI QUANTIS TRA SOSTENIBILITA’, NUOVE SFIDE E COLLABORAZIONE TRA GLI ATTORI DELLA FILIERA
Secondo Make
Up the Future – Second Edition, il
nuovo report di Quantis, società leader nella consulenza
ambientale, che analizza l’evoluzione del settore beauty a sei anni dalla
prima edizione, l’industria cosmetica globale ha
raggiunto un punto di svolta ed è entrata in una nuova fase di trasformazione,
in cui la sostenibilità non può più essere considerata come un'iniziativa
isolata, ma un fattore determinante di resilienza, competitività e crescita.
Dal 2020, anno della prima release, il mercato del beauty ha
continuato a crescere e ad evolversi: i ricavi sono aumentati di quasi il 60%,
trainati dalle economie emergenti e dall'ascesa dello skincare premium, mentre
le operazioni di fusione e acquisizione hanno rimodellato la concorrenza nel
settore, in un contesto normativo sempre più stringente. Non solo.
L’intensificarsi dei rischi legati al clima e le crescenti aspettative dei
consumatori spingono le aziende cosmetiche ad integrare la sostenibilità nelle
decisioni quotidiane di business.
Basato sull’approccio scientifico e data-driven di Quantis, il report è
strutturato attorno a tre piani di azione interconnessi: a
livello di Industry, aziendale e di prodotto.
A livello
di settore, l’analisi mostra come dal 2020 il settore
sia cresciuto rapidamente, diventando più globale, complesso e competitivo.
Un’evoluzione che porta con sé anche un aumento dei rischi legati a disruption
ambientale, instabilità delle supply chain e una pressione crescente su
trasparenza e accountability. Il settore Beauty, entrato ora in una nuova fase
della sua evoluzione, si trova ad affrontare una nuova sfida: intraprendere una
trasformazione sostenibile su larga scala lungo l’intera catena del valore, facendo
della sostenibilità una leva per affrontare eventuali venti contrari e rendere
il settore più resiliente e adattivo. Diventa sempre più evidente che le crescenti aspettative in materia di regolamentazione e
trasparenza stiano accelerando la collaborazione. Gli attori dell'intera catena
del valore (fornitori di materie prime e imballaggi, produttori, rivenditori e
associazioni di categoria) sono impegnati in iniziative condivise come la Traceability Alliance for Sustainable
CosmEtics (TRASCE), l'EcoBeautyScore
(EBS) e la Sustainable
Packaging Initiative in CosmEtics (SPICE). Ciò favorisce
l’armonizzazione dei dati, tracciabilità e quadri comuni di comunicazione per i
consumatori.
A livello corporate il report evidenzia come, rispetto al 2020, le aziende del settore cosmetico abbiano compiuto passi concreti nella
comprensione dei propri impatti ambientali. Hanno mappato con precisione le
emissioni, fissato gli obiettivi e definite le strategie e integrato la
sostenibilità ad ogni livello aziendale e
lungo la catena del valore. Circa il 95% dell'impatto climatico dell'industria risiede
infatti nelle emissioni Scope 3, principalmente legate all’approvvigionamento
di materie prime e alla produzione di packaging.
Ciò rende di fondamentale importanza le scelte di
approvvigionamento, di R&D, di marketing e di investimento al fine di
prendere decisioni strategiche che vedano nella sostenibilità un veicolo di
valore e gestione del rischio.
A livello
di prodotto, il Report sottolinea
quanto l’impatto ambientale dei prodotti sia fortemente influenzato
dall'uso quotidiano. Se la maggior parte
delle emissioni si verifica nella fase d’uso, a causa dell’impiego di acqua
calda per il risciacquo dei prodotti cosmetici e all’uso di dischetti di cotone
per la rimozione del trucco – si calcola che la routine di bellezza
mattutina media di un europeo generi circa 700 g di CO2, paragonabile a un ciclo completo di lavatrice –
diventa chiaro come la sostenibilità non sia legata solo al modo in cui i
prodotti vengono realizzati e venduti, ma anche a come vengono utilizzati. Quel
che appare chiaro è che la sostenibilità, a
livello prodotto, oggi è guidata da decisioni che tengono conto dell’intero
ciclo di vita del prodotto (LCA), cioè dagli ingredienti al packaging,
dalle fase d’uso al fine vita, grazie anche ad una regolamentazione più
stringente, dati più solidi e aspettative crescenti da parte dei
retailer. Quindi, oltre ad impiegare ingredienti a minore impatto e a
definire le performance di fine vita a monte, grazie alla selezione degli
ingredienti, all’architettura delle formulazioni, al bilanciamento dei
trade-off molto prima dell’immissione sul mercato, si ragiona su un uso
intelligente dell’acqua e sulla riciclabilità del packaging. Oltre la scelta
dei materiali, si ragiona su come conciliare circolarità e design. Le soluzioni
refill e riuso hanno superato la fase pilota, grazie a una forte collaborazione
tra brand, consumatori e retailer.